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Il Carnevale di Viareggio

Nel febbraio del 1873, ai tavoli del caffè del Casinò, tra i giovani bene della Viareggio d'allora sbocciò l'idea di una sfilata di carrozze per festeggiare il carnevale, all'aperto, in piazza, fra la gente. Il Martedì grasso del febbraio 1873 è maturato il Carnevale di Viareggio così come oggi è conosciuto: evento spettacolare tra i più belli e grandiosi del mondo. Sul finire del secolo, comparvero, in mezzo alla festa di popolo che fu subito grande, i carri trionfali, veri e propri monumenti, costruiti in legno, scagliola e juta, modellati da scultori e messi insieme da carpentieri e fabbri che, in Darsena, sugli scali dei cantieri navali, sapevano creare imbarcazioni destinate a sfidare con successo le acque e i venti degli oceani; da allora i carri così costruiti di anno in anno, hanno navigato in un mare di gente attonita e divertita. La prima guerra mondiale sembrò distruggere, insieme alla belle époque in Europa, anche il Carnevale a Viareggio, che, invece, rifiorì, più splendido e più grandioso, nel 1921, quando addirittura i carri mascherati sfilarono sui due meravigliosi viali, paralleli fra loro e alla spiaggia; i viali a mare, la mitica passeggiata, che in estate erano il ritrovo della mondanità nazionale e internazionale e da quel momento furono, con le quinte delle Alpi Apuane, il palcoscenico naturale e grandioso di incomparabile bellezza delle costruzioni carnevalesche.
Nel 1921 si cantò la prima canzone ufficiale, la Coppa di Champagne, attuale inno del carnevale. Anche le maschere si animarono a suon di musica per la prima volta, perché la banda trovò posto a bordo di un carro intitolato in Tonin di Burio che rappresentava la festa nuziale nell'aia di una casa colonica. Due anni dopo il Pierrot la nostalgica e romantica figura del carnevale, fu la prima maschera a muovere la testa e gli occhi. Nel 1925, per iniziativa di alcuni costruttori, fu introdotta la cartapesta, per realizzare i carri, che da allora ha consentito costruzioni colossali ma leggerissime, cioè mascheroni capaci di librarsi nell'aria sfidando la legge della gravità. Con tale innovazione si può dire che la storia del Carnevale di Viareggio diviene leggenda, grazie ai costruttori che, per le loro capacità creative, furono denominati, dalla stampa nazionale ed
internazionale, maghi della cartapesta.
Nel 1930 Uberto Bonetti, il pittore che ha illustrato la magia del carnevale con manifesti ufficiali, ideò Burlamacco, la maschera oggi famosa, che nel manifesto del 1931, sullo sfondo dei moli protesi sul mare, appare in compagnia di Ondina. Oggi Burlamacco trova posto tra le maschere italiane a Roma presso il museo del Folklore e della tradizione ed è esposta a Parigi presso il Musée de l'Homme. Dopo la seconda guerra mondiale, rinasce nel 1946 e, da allora, Re Carnevale ha temprato il suo scettro, passando indenne il giugno del 1960 attraverso uno spaventoso rogo degli hangars dove si costruivano i carri. Fin dall'inizio (1954) la Tv nazionale prima, e l'Eurovisione (1958) poi, hanno consacrato la grande manifestazione trasportando ovunque, via etere Viareggio e il Carnevale. Da sempre, ogni anno, una lunga schiera di ospiti illustri, di politici, di personaggi dello sport e dello spettacolo, è venuta a Viareggio per ammirare la propria effige in cartapesta, così come in ogni edizione centinaia di migliaia di persone hanno decretato il successo di questa grande manifestazione.


Il Carnevale di Viareggio